Mostra “Lawrence Alma -Tadema e la nostalgia dell’antico”

alam.jpg

Interessante l’idea da cui nasce questa mostra, anche se un pò criticata nell’effetto finale.
La profonda scossa esercitata nel mondo della cultura dagli scavi di Pompei nel 1748 durante il regno di Carlo di Borbone, riecheggia nelle sale dell’ultimo piano del Museo Archeologico napoletano.
Mentre infatti le linee tardo barocche, il virtuosismo tecnico formale lasciavano spazio ad una nuova meditazione sulla classicità, che riconducesse l’arte ad essenzialità e a bellezza epurata, molti artisti già dal ‘700 avvertivano l’esigenza di ispirarsi direttamente alle figure danzanti che abbellivano le pareti delle case di Pompei.


La manifattura delle Ceramiche Wedgwood nel ‘700 sceglieva di chiamarsi Etruria. I suoi vasi e le sue produzioni si ispiravano al repertorio di forme classiche, nonostante le forme di produzione fossero legate ad una visione moderna segnata dalla Rivoluzione Industriale.
Il pittore Lawrence Alma -Tadema, 1836-1912, un inglese di adozione, diede vita nell’ ‘800 ad un genere pittorico che si definisce Neopompeiano, proprio quando gli studi sugli scavi si approfondivano.
“Grazie alla profonda conoscenza archeologica e letteraria dell’antichità classica, Alma-Tadema riesce a far rivivere, in una chiave finemente estetizzante, un mondo ormai perduto, dove le scene del quotidiano assumono le sfumature del mito. La sua pittura (e quella dei suoi seguaci) è destinata ad un ceto alto borghese che ama riconoscersi, nobilitando così i propri vizi e virtù, nei riti e nei costumi di una società ormai remota ma estremamente presente nella sua dimensione intima e quotidiana proprio grazie agli scavi di Pompei e altri centri.” Vedi
Questa mostra rappresenta davvero il gusto raffinato ed irrefrenabile, da parte della società alto borghese di vedersi immortalata nelle pose di antichi miti e personaggi.
Sicuramente gli artisti Neopompeiani non possono essere considerati pittori innovativi sul piano stilistico.
Non hanno inciso sull’evoluzione artistica più profonda, probabilmente sono rimasti fuori dalla storia, sfiorando artisti come Gustave Moreau, o i preraffaelliti, da cui attingono moltissimi spunti, a volte anche iconografici.
L’ esposizione tratta comunque un apetto interessante dell’arte e della vita culturale della fine dell”800: un desiderio teatrale di calarsi nei personaggi della storia romana e greca: Agrippina che piange la morte di Germanico, Virginia uccisa dal padre per sottrarla alle avances di Appio Claudio, Poppea che fa uccidere la prima moglie di Nerone….
I resti di Pompei sembrano offrire lo scenario per tutti questi episodi che trovano una possibilità di celebrazione a metà tra realtà e teatralità.
Il teatro delle gesta antiche si combina con la verità di scenette di genere immortalate tra i resti di Pompei ed Ercolano, o sulla vista di paesaggi scelti dai romani per i loro svaghi.
Accanto alle opere di Alma Tadema, “La Scala”, “Agrippina visita le ceneri di Germanico”, “L’architetto del Colosseo”, compare una rassegna di artisti locali come Giacinto Gigante, Filippo Palizzi, e molti altri che come mette bene in evidenza la mostra si ispirano di continuo ai rinvenimenti frutto degli scavi. Moltissime nei dipinti sono le citazioni di pezzi antichi come candelabri e bracieri, che si possono ammirare accostate alle loro fedeli riproduzioni.  
La mostra è visitabile dal 16/10/07 al 31/03/08 …Attendo commenti

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...